Come sviluppare l’empatia: 5 modi per farlo

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Come sviluppare l'empatia: 5 modi per farlo

“Se fossimo in grado di comprendere, non potremmo più giudicare.”
André Malraux

Cos’è l’empatia

L’empatia, definita come la capacità di sentire ciò che prova chi ci sta di fronte, è una qualità innata che tutti noi possediamo. Alcuni ricercatori dell’Università di Parma, guidati dal dottor Giacomo Rizzolatti, più di 20 anni fa hanno scoperto il meccanismo dei neuroni specchio, che ci permettono  di capire le emozioni e le intenzioni degli altri e quindi di avere empatia.

L’empatia è uno degli elementi fondamentali della comunicazione perché ci permette di connetterci in modo autentico con le altre persone, ci pone nella condizione di riuscire a capire quali sono i loro bisogni, anche se non vengono espressi esplicitamente. E’  anche una delle otto competenze emozionali alla base dell’Intelligenza Emotiva.

Attenzione però a non confondere empatia con simpatia.
Empatia significa riuscire a mettersi nei panni dell’altro, anche se non condividiamo la sua visione della situazione. Quando siamo empatici,  riusciamo a separare noi stessi dagli altri, non ci prendiamo il carico emozionale dell’altra persona. Riconosciamo il fatto che l’altro possa essere diverso da noi e cerchiamo di capirne le ragioni e le motivazioni. Significa chiedersi “Cosa sta provando quella persona per agire così?”.

Quando proviamo simpatia (dal greco  (sympatheia) che significa letteralmente “patire insieme”, “provare emozioni con…”) condividiamo lo stato d’animo dell’altra persona e siamo animati dal desiderio di aiutarlo e alleviare la sua sofferenza.

5 modi per sviluppare empatia

Per essere empatici, è quindi necessario creare uno spazio di accoglienza, dove c’è ascolto attivo e autentico e assenza di giudizio.

 

  1. Sposta il focus da te stessa/o agli altri
    Mostrare empatia significa cercare di comprendere il funzionamento interiore dell’altra persona. Occorre quindi  farsi da parte e spostare il focus da noi stessi agli altri per vedere la situazione nella sua interezza.

    Mettersi da parte significa anche evitare di interrompere l’altro per dire “Ma sai che anche a me è capitata una cosa del genere!” e prendere il monopolio della conversazione. 
  2. Lascia finire il discorso
    Un altro atteggiamento diffuso che ci impedisce di ascoltare veramente e quindi di sviluppare empatia è finire le frasi del nostro interlocutore. Pensiamo di sapere quello che l’altro vuole dirci, magari ci sentiamo impazienti perché parla lentamente o fa tante pause ed ecco che ci intromettiamo nel discorso e finiamo le frasi al posto suo.
    E’ molto irritante per l’altra persona, anche se magari la nostra intenzione è proprio quella di mostrarle che capiamo quello che vuole dire! Se una persona fa tante pause, meglio accertarci che questa abbia finito di esporre le sue idee, dicendo (con un tono rilassato!): “hai concluso?  “ 
  3. Ascolta per capire, non per rispondere
    Uno delle trappole in cui cadiamo più spesso è quella di cercare di risolvere la situazione dell’altra persona. Le nostre intenzioni sono buone, ma l’altra persona percepisce, inconsciamente, che noi la riteniamo incapace di fare da sola.
    Molto spesso, infatti, ascoltiamo pensando già a quello che vogliamo rispondere, invece di  capire quello che l’altro ci sta comunicando. La nostra presenza è fondamentale per connetterci in modo autentico con le altre persone. 
  4. Metti da parte il giudizio
    Il giudizio è ciò che ci allontana maggiormente dalle altre persone perché ci impedisce di vederle per ciò che sono veramente, al di là dei comportamenti che mettono in atto. Attenzione, provare empatia e mettere da parte il giudizio, non significa giustificare i comportamenti dell’altra persona. Vuol dire andare oltre, cercare di capirne le ragioni e il suo intento positivo  e chiedersi che bisogno sta soddisfando?

 

  1. Accogli  le emozioni dell’altro
    Mi è capitato l’altro giorno con un bambino durante una lezione di inglese nella scuola di lingue dove faccio qualche ora di lezione. Gli studenti stavano svolgendo un’attività in cui dovevano ascoltare un suono e selezionare la lettera corretta. Un bambino si stava accingendo a rispondere, quando gli altri studenti hanno fatto rumore e gli hanno impedito di sentire il suono. Ha risposto a caso e ha selezionato la risposta sbagliata. Subito è esploso in una reazione di rabbia, alzando la voce e allontanandosi fisicamente dal tavolo. E’ andato in bagno, si è rinfrescato il viso e poi è tornato nella sala dove stavamo facendo lezione.
    Dal punto di vista degli altri bambini, la sua reazione è stata spropositata, tanto che uno di loro ha esclamato “non c’è bisogno di arrabbiarsi così!”. Questa è una frase che nega le emozioni dell’altro e fa innervosire ancora di più. Le emozioni vanno sempre bene, anche quando sono molto intense: sono i comportamenti che hanno delle conseguenze e che potrebbero essere sanzionabili.
    Mi sono chiesta il perché avesse reagito in quel modo. E’ un bambino che assume molto spesso un atteggiamento rigido e impaziente con gli altri e anche con se stesso. Mi sono fatta la fantasia che si sentisse frustrato per non essere stato in grado di rispondere correttamente a un quesito semplice e ho percepito la sua paura di essere giudicato dagli altri per aver fatto un errore.
    Gli ho chiesto: “Ti senti frustrato per non aver sentito il suono e aver selezionato una risposta a caso?” (Sì)
    “Hai paura di quello che potrebbero dire gli altri bambini?” (ormai sul punto di piangere, ha fatto un cenno con la testa)
    Ho proseguito dicendo: “Anche io mi sentirei frustrata se non avessi sentito bene il suono e avessi fatto un errore (empatia, accolgo il suo stato d’animo). Fare un errore non vuol dire che sei meno bravo.  Subito gli altri bambini sono intervenuti, offrendogli sostegno. “E’ capitato anche a me prima”, “sì anche a me!” e poi uno di loro ha detto “Shhh, facciamo silenzio, altrimenti non sentiamo bene!”
    Il bambino si è sentito accolto, compreso e piano piano è riuscito a recuperare la calma.Pensate di aver sviluppato un buon livello di empatia? In quali altri modi si può allenare questa competenza? Fatemi sapere, lasciando un commento qui sotto!
Mary Gioffrè
Mary Gioffrè
Ciao! Sono Mary Gioffrè, coach, insegnante di inglese e fondatrice di Insegnanti Consapevoli. La mia missione è accompagnare le insegnanti italiane in un percorso di consapevolezza per riscoprire i propri doni e talenti per insegnare e vivere meglio.

2 Comments

  1. Andrea ha detto:

    Ciao Mary!!

    Grazie infinite! Per me questi materiali sono preziosissimi: sono molto interessato all’intelligenza emotiva e, soprattutto, rappresenta sempre una crescita personale e professionale approondire queste tematiche.
    L’articolo è eccellente: qualche spunto teorico, ma soprattutto concreto ed efficace grazie agli elenchi e all’episodio raccontato (sicuramente la parte più illuminante del tuo articolo!)

    Sei super!!
    Alla necessità di eliminare dal mio vocabolario interiore la parola giudizio (insieme ad altre come colpevolizzazione, ecc…) sono arrivato per gradi, in particolare dopo alcune letture (Eckhart Tolle soprattutto). E’ stato un passo molto importante.

    Grazie ancora e…buona giornata e weekend

    Andrea

  2. Mary Gioffrè ha detto:

    Sono felice che l’articolo sia stato utile, Andrea!
    Riguardo l’intelligenza emotiva…fra tre settimane parteciperò a un grande evento a Bologna, proprio su come allenarla. Scriverò un articolo su questo 🙂
    Buona giornata e buon weekend anche a te
    Mary

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