Studenti demotivati: 6 modi per intervenire

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Alunni demotivati: 6 modi per intervenire

La mancanza di motivazione è una sfida che molti insegnanti si trovano ad affrontare nel corso della loro carriera. Fare lezione a studenti  che appaiono apatici, svogliati e distratti è veramente difficile e frustrante. Ci sforziamo di rendere le lezioni interessanti e coinvolgenti, ma non otteniamo nessuna reazione. E a ben poco serve far capire loro che studiare è importante, che è utile per il loro futuro. Stanno manifestando un disagio nel qui ed ora e sono poco interessati a quello che verrà dopo. Questo è ancora più vero nel caso degli adolescenti che stanno affrontando anche una fase di vita piuttosto delicata e piena di trasformazioni fisiche oltre che psicologiche.
Cosa possiamo fare in questi casi?

Ecco allora 6 modi per intervenire quando gli studenti sono demotivati.

  1. Verificare se è una mancanza di fiducia nelle loro capacità

Molti adolescenti (e bambini) sono insicuri. Confondono i concetti di autostima e autoefficacia, fanno dipendere il loro valore come persone dai risultati che ottengono: i voti, il numero di amici reali e virtuali, lo smartphone che possiedono, ecc.
Diverse ricerche  hanno evidenziato il legame tra la mancanza di autostima  e la tendenza ad avere degli atteggiamenti aggressivi e di bullismo. Altri studi hanno confermato il legame tra autostima e motivazione allo studio.  Come fare allora per aiutare i giovani a (ri)costruire la loro autostima? Prestare attenzione alle parole che usano e che si ripetono più spesso, ristrutturarle e volgerle al positivo:

“Sono stupido/a” –> Questa attività richiede più impegno e tempo
“Non valgo niente” –> “Il mio valore come persona è indipendente  da quello che faccio.”
“Non sono brava/o in matematica – la matematica è una materia difficile” –> studiare matematica richiede più impegno e tempo per me

“Non sono portata/o per l’inglese – l’inglese è una lingua difficile” –> “Ho tutte le capacità per riuscire anche in questa materia. Occorre più tempo e impegno da parte mia” (evitiamo il più possibile le doverizzazioni  come devo).

“Faccio sempre un sacco di errori” –> “Se faccio un errore significa che ci sto provando. Occorre più attenzione e impegno da parte mia.”

“Nessuno mi vuole bene” –> qui si potrebbe ribattere “Nessuno nessuno?” e un’affermazione positiva potrebbe essere: “Imparo ad amare  stessa/o giorno dopo giorno. ”
Se questa frase incontra una resistenza forte dall’altra parte, si può iniziare con “provo ad amare me stessa/o giorno dopo giorno”.

Per altre affermazioni positive, leggi il post pubblicato qualche tempo fa.

  1. Scegliamo con cura anche le nostre parole

Quante volte abbiamo detto a uno dei nostri studenti o in un colloquio con i genitori “Ha un grande potenziale, ma può fare di più”. Ammetto di aver pronunciato anche io questa frase. Ora, proviamo a metterci nei panni di quel ragazzo. Se solo fosse consapevole di quello che può fare, lo farebbe, no? E’ proprio questo il punto. Spesso i giovani (e anche gli adulti) non sono consapevoli delle proprie capacità. Il fatto che dall’esterno (genitori o insegnanti) affermino che lui/lei abbia tanto potenziale che però non viene sfruttato o che non dà risultati positivi genera dubbi, insicurezza  e frustrazione nel giovane. Meglio dire allora “fai il meglio che puoi”o “dai il meglio di te stessa/o”. In questo modo,poniamo le basi affinché i ragazzi si assumino la responsabilità per il loro impegno; gli sforzi saranno valorizzati e questo darà loro un’iniezione di fiducia!

  1. Evitare i comandi, i consigli, gli ordini

A chi piace ricevere degli ordini o che le/ gli venga detto cosa fare? Credo a nessuno , figuriamoci ai bambini e agli adolescenti!

Nel libro Insegnanti Efficaci, Thomas Gordon identifica alcune barriere alla comunicazione tra cui ordinare, comandare, esigere, minacciare, rimproverare, consigliare, dare soluzioni o suggerimenti. . Invece di dare dei consigli o rimproverarli, usiamo un altro potente strumento che si usa nel coaching: le domande. Possiamo dire “Premesso che sei libero di fare quello che vuoi, perché avresti voglia di xxx? “Che cosa ti porterebbe a xxx?”

Magari stai pensando: so già che mi risponderà “non ho voglia”. Il segreto è nella premessa come per esempio “Premesso che sei libero di fare quello che vuoi” o ancora “So che   potrà sembrarti una cosa assurda, ma così per parlare, perché avresti voglia di xxx?”. 

  1. Apprezzare anche i piccoli risultati

Per quanto piccoli che siano, facciamo notare e valorizziamo i risultati e l’impegno che gli studenti mostrano. Hanno provato a dare una risposta anche se sbagliata? Diciamolo in modo obiettivo. “Ho notato che ti sei fatto coraggio e hai provato a dare la risposta. Continua così!”

  1. Essere onesti e vedere la realtà

Alcune volte può capitare che i giovani si rendano conto di essere in una scuola non adatta a loro. Se fanno fatica in tutte le materie, se esprimono disagi anche fisici non riconducibili a situazioni familiari particolari e se si escludono difficoltà all’apprendimento, può darsi che sia  una questione di ambiente. Ammettere di aver sbagliato scelta può essere molto difficile sia per i giovani che possono sentirsi in colpa sia per i genitori che possono vedere quella scelta sbagliata come un fallimento.  Ma cosa è più importante per un genitore di vedere il proprio figlio felice? Se come insegnanti ci rendiamo conto che può essere una questione di ambiente, parliamone con delicatezza con i genitori.

  1. Verifica se è un problema di mancanza di metodo

Alcuni studenti non sanno qual è il modo di studiare più adatto a loro. Sono frustrati perché non riescono a trovare un metodo di studio efficace, quindi si distraggono e si demotivano. Sottolineare, leggere ad alta voce, ripetere camminando, leggere con una musica di sottofondo, creare delle mappe concettuali: incoraggiamo  i ragazzi a sperimentare. Sul web si trovano dei test che forniscono indicazioni più precise.  Uno dei più completi che ho trovato e provato è questo. 

Anche voi state vivendo questa sfida o vi è capitato in passato? Come cercate di aumentare la motivazione dei vostri alunni? La vostra esperienza è preziosa e può aiutare altri docenti nella stessa situazione. Lasciate un commento qui sotto!

Per approfondimenti:
D’Alonzo Luigi, Motivare i demotivati a scuola, Ed. La Scuola.

 

Mary Gioffrè
Mary Gioffrè
Ciao! Sono Mary Gioffrè, coach, insegnante di inglese e fondatrice di Insegnanti Consapevoli. La mia missione è accompagnare le insegnanti italiane in un percorso di consapevolezza per riscoprire i propri doni e talenti per insegnare e vivere meglio.

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