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Fare errori: quando sbagli stai imparando

Fare errori: quando sbagli stai imparando

Ti è mai capitato di preparare dei materiali da condividere con i tuoi alunni o con le tue colleghe, rileggerli almeno venti volte e notare, solo successivamente, che c’erano piccoli errori e refusi?

A me sì e, nonostante mi reputi una persona precisa, è accaduto anche più di una volta, in ambiti in cui avrei dovuto avere una grande autoefficacia.
Lavorare con i bambini mi ha aiutata, anzi obbligata, a sviluppare la mia autostima e a prendere le cose con un po’ più di leggerezza (che non vuol dire superficialità). I bambini non hanno filtri, dicono quello che pensano e, per quanto mi riguarda, sono le persone più esigenti con cui abbia mai lavorato. Mi è capitato di trovarmi in difficoltà in classe, quando qualcuno mi chiedeva il significato di una parola che non conoscevo e che avrei dovuto cercare sul dizionario o di scrivere una frase alla lavagna o un documento di presentazione facendo errori di svista. “Ma maestra c’è un errore!” oppure “Maestra, non sai questa parola?”. Cosa fai in quei casi?
Dopo aver capito che autoflagellarmi non sarebbe servito a nulla, ho deciso di considerare quelle situazioni delle occasioni per dimostrare che siamo tutti umani e tutti abbiamo da imparare, anche le maestre che hanno il compito di insegnare agli studenti e che dovrebbero correggere gli errori invece di farli. E anche un modo per ricordarmi che sì, possiamo fare degli errori, ma non per questo il nostro valore come persone diminuisce. Quando sbagliamo, otteniamo un feedback sull’efficacia di una certa attività. Tutto qui. “Non esiste fallimento, ma solo feedback” è una delle frasi più potenti che ha cambiato il mio modo di affrontare la realtà. Pensa a come sarebbe bello diffondere questa cultura del feedback e dell’errore anche a scuola, come cambierebbero le cose se riuscissimo a far capire agli studenti (e ai colleghi) che le valutazioni esprimono la loro preparazione, non il loro valore come persone e che possono essere amati anche quando sbagliano.

Nella scuola turca dove lavoravo, era sconsigliato l’uso della penna rossa per sottolineare gli errori. Personalmente, più che usare un colore diverso, mi premeva cambiare il significato che i miei alunni attribuivano al verbo “sbagliare” facendo capire loro che era meglio provare a dare una risposta anche se non corretta, anziché lasciare il foglio in bianco.
Le lezioni che facevamo erano molto basate sui giochi. All’inizio dell’attività, dichiaravo che un criterio di valutazione per il  punteggio finale era il supporto che veniva dato a ciascun componente del gruppo, anche se dava la risposta sbagliata. Era bellissimo vedere come, invece di insorgere contro chi commetteva un errore e faceva perdere punti alla squadra, i bambini si incoraggiassero gli uni gli altri facendo diventare il gioco più piacevole per tutti. Un comportamento che poi hanno mantenuto anche in altri contesti, dove non c’era competizione. Era in quei momenti che mi sentivo realizzata come insegnante.

Qualche giorno fa mi è capitato di vedere un poster di Cambridge Assessment International Education. Diceva: Fai errori. La penicillina venne scoperta per errore. Non avere paura di sperimentare.  Un incoraggiamento che sa di leggerezza.

Il poster di Cambridge Assessment International Education (http://www.cambridgeinternational.org)

Io posso anche considerare il mio errore come feedback, mi dirai, ma come fare quando sono gli altri che ce lo fanno pesare?
Su quello che dicono e pensano gli altri non abbiamo alcun controllo e, in fondo, non è così rilevante. Generalmente, una persona che è incline alla critica e al giudizio, è molto rigida con se stessa e ha poca autostima. Riflette negli altri quell’atteggiamento di ricerca della perfezione che non esiste ed è consapevole di non avere e tende a fare il giudice severo con se stessa/o e con le altre persone.
Come recita un proverbio cinese: “Quando punti il dito per condannare, tre dita rimangono puntate verso di te.”
Quindi se ti capita di commettere un errore e di ricevere delle critiche,anche dure, pensa che quelle parole sono a proposito della persona che le pronuncia e non su di te.

E tu, come reagisci quando fai un errore? Qual è l’atteggiamento dei tuoi studenti nei confronti degli errori?
Condividi la tua esperienza, lasciando un commento qui sotto!

 

Credit immagine: Adattato da Topher McCulloch – Mistakes
Mary Gioffrè
Mary Gioffrè
Ciao! Sono Mary Gioffrè, coach, insegnante di inglese e fondatrice di Insegnanti Consapevoli. La mia missione è accompagnare le insegnanti italiane in un percorso di consapevolezza per riscoprire i propri doni e talenti per insegnare e vivere meglio.

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