Le emozioni contano

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Dal 19 al 22 luglio 2017, si è svolto presso l’Università di Porto, il sesto congresso sull’intelligenza emotiva promosso dall’ISEI (International Society for Emotional Intelligence). Per quattro giorni, professori universitari, ricercatori, consulenti e insegnanti provenienti da tutto il mondo hanno presentato ricerche, metodologie e progetti relativi all’intelligenza emotiva in ambito educativo e organizzativo/aziendale.
Ma cosa si intende più specificatamente per intelligenza emotiva? Secondo la prima definizione data da Mayer e Salovey (1990), l’intelligenza emotiva è “la capacità di controllare i sentimenti ed emozioni proprie e degli altri, distinguere i vari tipi di emozione e utilizzare queste informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni.”

Marc Brackett, Ph.D, Yale Center for Emotional Intelligence

 

Marc Brackett, direttore dello Yale Centre for Emotional Intelligence, ha aperto il congresso presentando i risultati di una ricerca condotta negli Stati Uniti negli ultimi due anni e che ha visto coinvolti migliaia di studenti del liceo, insegnanti e studenti universitari di Yale (uomini e donne). Alla domanda “come ti senti a scuola e al lavoro?”, le risposte più frequenti sono state stanco, annoiato, stressato per gli studenti del liceo;frustrato, stressato e oberato di lavoro per i docenti; stressato, ansioso e oberato di lavoro per gli studenti universitari di Yale. Indovinate cosa hanno risposto gli studenti universitari alla domanda “come vorresti sentirti?”. Felici, entusiasti, sereni? No. La risposta più frequente è stata “Vorrei essere amato/a”. Molti studenti soffrono di solitudine e senso di isolamento tanto che negli ultimi 5 anni, le richieste di supporto psicologico sono aumentate del 20% ogni anno. Saper gestire le emozioni è importante per la nostra salute fisica e psicologica.

Diverse ricerche presentate al congresso hanno evidenziato il legame tra sviluppo dell’intelligenza emotiva e i risultati accademici. Gli studenti con un’intelligenza emotiva più sviluppata ottengono migliori risultati a scuola. Altri studi presentati, hanno evidenziato il legame tra intelligenza emotiva e clima e gestione della classe. Sviluppare intelligenza emotiva riduce i fenomeni di bullismo, aggressività e violenza da parte degli studenti. Allo stesso modo, gli insegnanti emotivamente più intelligenti mostrano una maggiore abilità nella gestione della classe.

In Spagna, ci sono numerose ricerche e progetti in corso sull’intelligenza emotiva come ad esempio Intemo, la cui implementazione ha evidenziato risultati positivi sugli adolescenti che hanno preso parte al progetto in termini di riduzione dei livelli di aggressività fisica e verbale, comportamenti distruttivi e uso di sostanze stupefacenti. Un altro progetto europeo con focus sullo sviluppo della resilienza in ambito scolastico è RESCUR a cui hanno preso parte diversi paesi dell’UE, tra cui l’Italia, con un alto indice di gradimento tra studenti e insegnanti coinvolti.

Progetto RESCUR per sviluppare la resilienza

Anche in Italia, ci sono diversi casi di successo, come ha presentato Ilaria Boffa di Six Seconds Italia, il network globale di intelligenza emotiva. La scuola elementare Goffredo Petrassi di Roma e il liceo Maus di Padova, tra gli altri, hanno implementato un programma di Social Emotional Learning promosso da Six Seconds (SEL, apprendimento socio-emotivo) con dei risultati efficaci e dimostrati in termini di miglioramento della disciplina e del clima in aula, migliore relazione tra studenti e tra studenti e insegnanti, riduzione di fenomeni di bullismo e aggressività e impatto positivo anche sui risultati scolastici. Dall’anno scolastico 2015–2016,inoltre, il Liceo di Padova ha introdotto l’ora di educazione emotiva come materia scolastica.

Come hanno sottolineato diversi relatori, affinché si operi un cambiamento tangibile, è necessario che l’intelligenza emotiva venga sviluppata da tutte le persone che operano in una scuola: studenti, insegnanti, genitori, presidi, personale scolastico, altrimenti il rischio è di non essere allineati sullo stesso obiettivo comune.

“L’intelligenza emotiva è il modo per cambiare il mondo ed è nelle nostre mani” — Pablo Fernandez- Berrocal, Università di Malaga/Laboratorio de Emociones e Luisa Faria, Università di Porto

Secondo il World Economic Forum, l’intelligenza emotiva sarà una delle dieci competenze più richieste nel mondo del lavoro nel 2020.
Come possiamo fare allora per svilupparla prima di tutto in noi stessi come insegnanti?

Oltre ai programmi strutturati menzionati sopra e ai numerosi libri disponibili sull’argomento, ci sono alcune piccole azioni che possiamo fare per iniziare a sviluppare o migliorare la nostra intelligenza emotiva.

1.Dare un nome alle emozioni
Questa è un’attività base che si fa anche con i bambini quando si inizia a lavorare sull’intelligenza emotiva. Il primo passo per imparare a gestire le emozioni e saper dare loro un nome. Pensate sia una cosa scontata? Non è così. Ci sono tante sfumature per una stessa emozione a seconda dell’intensità della stessa (ad esempio, furiosa non è la stessa cosa di arrabbiata). Ampliare il proprio vocabolario ed essere consapevoli dell’esistenza di diverse sfumature, è il primo passo per una buona gestiore delle emozioni.

2. Tenere un diario delle emozioni
Durante il giorno, in diversi momenti, prendiamo nota delle emozioni che sperimentiamo e anche dei pensieri che formuliamo. Pensieri ed emozioni sono infatti strettamente legati tra di loro.Non possiamo produrre un’emozione se prima non interpretiamo (= formuliamo un pensiero) su una certa situazione.

3. Chiedersi qual è il messaggio positivo?
Le emozioni sono lì per darci informazioni su qualcosa. Quando proviamo un’emozione, soprattutto se ci mette a disagio, fermiamoci per un istante e chiediamoci: qual è l’intenzione positiva? Cosa mi vuole comunicare?

4. Mettere da parte il giudizio
Le emozioni non sono né positive, né negative. Alcune sono piacevoli, altre meno. Quando proviamo un’emozione che non è piacevole, non cerchiamo di schiacciarla o soffocarla come faremmo con un pallone sott’acqua. Le emozioni, per definizione, durano poco, se lasciate libere di esprimersi. Possiamo immaginarle come un’onda: non respingiamole, ma accogliamole e ascoltiamole.

5. Ascoltare il proprio corpo
Mente e corpo sono profondamente connessi e se la mente, a volte può mentire e giocarci brutti scherzi, il corpo non tradisce mai. Le emozioni si esprimono anche a livello corporeo. Impariamo ad ascoltarlo di più!

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La mia missione è supportare le insegnanti italiane nel loro cammino di crescita personale. Molto spesso, infatti, le competenze emotive degli insegnanti vengono date per scontate o non si presta loro l’attenzione che meritano. Il coaching, la PNL e la neuro-semantica sono degli strumenti efficaci per diventare più consapevoli e quindi vivere e insegnare meglio!

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Mary Gioffrè
Mary Gioffrè
Ciao! Sono Mary Gioffrè, coach, insegnante di inglese e fondatrice di Insegnanti Consapevoli. La mia missione è accompagnare le insegnanti italiane in un percorso di consapevolezza per riscoprire i propri doni e talenti per insegnare e vivere meglio.

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