5 consigli per migliorare la comunicazione con i colleghi

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5 strategie per rendere la comunicazione con i colleghi più efficace

5 strategie per rendere la comunicazione con i colleghi più efficace

Nell’insegnamento, la relazione con i colleghi è fondamentale. Questa infatti non è una professione da svolgere in solitaria, ma con la collaborazione degli altri.  Non sempre, però, la comunicazione con i colleghi è efficace.
In uno degli ultimi post, abbiamo parlato di come ogni persona sia diversa nel suo modo di processare le informazioni del mondo attraverso un uso differente dei sistemi rappresentazionali.
In questo post, vediamo alcune strategie pratiche per migliorare la comunicazione tra colleghi.

1.Non presumere, chiedi
Molti fraintendimenti nascono dalle supposizioni che facciamo guardando qualcuno o interpretando le parole degli altri.
Fare domande è utile per chiarire e dare l’opportunità all’altra persona di esplicitare meglio il concetto.
Facciamo un esempio. Qualcuno vi dice: “Dobbiamo fare delle lezioni più interessanti!”. Voi potreste rispondere: “Perché non lo sono già abbastanza? Passo i miei pomeriggi a cercare e creare materiali!”
Ma siamo sicuri di sapere esattamente cosa significa fare delle lezioni più interessanti?
Una domanda da fare, per evitare di innervosirci,  potrebbe essere “Cosa intendi per più interessanti?”, perché magari quella persona ha in mente un aspetto in particolare della lezione, ma dal suo modo di esprimersi così generale non è chiaro al cento per cento.
Domande simili possono essere: Cosa intendi per…più specificatamente? In che senso? Mi puoi spiegare cosa intendi per…? Ti ho sentito dire che…puoi dirmi di più?

2. Non parafrasare, restituisci le stesse parole

Un altro modo in cui rendiamo meno efficace la comunicazione è parafrasando le parole dell’altro. In apparenza ci sembra che, utilizzando dei sinonimi,  il senso della frase sia lo stesso, ma non è detto che sia così per l’altra persona. Ciascuna parola ha un significato e un carico emotivo diverso per ognuno di noi. “Penso che sia meglio cambiare la disposizione dei banchi nella 5D.” “Ok, se pensi che non vadano bene, cambiamoli.” Questo è un esempio di parafrasi. Dove, nel primo messaggio, la persona ha detto chiaramente che i banchi come sono adesso non vanno bene? Parafrasando le parole dell’altro, rischiamo di imporre la nostra mappa del mondo. Meglio allora usare delle formule tipo “Se ho capito bene…”,  restituendo il più possibile le stesse parole per mantenere il  significato originale. 

3. Separa la persona dal comportamento

Le persone non sono i loro comportamenti, sono molto di più! Affermare “Massimo è un egoista” è molto diverso dal dire “Massimo ha detto una cosa egoista e questo mi ha ferito”. Descrivendo il comportamento, diamo delle informazioni oggettivi e misurabili, mentre se ci rivolgiamo alla persona esprimiamo un giudizio sulla sua identità. I comportamenti sono modificabili, la nostra identità no. Quando descriviamo i comportamenti, le nostre parole funzionano come degli specchi per le altre persone e le aiutano a prendere consapevolezza delle loro azioni e dei loro risultati. 

Ovviamente questo vale anche per noi quando riceviamo un commento. Magari un collega non è a conoscenza di questo modo di esprimersi ed formula un giudizio su di noi per un errore o un risultato sbagliato, dandoci degli incapaci. Sta a noi, che stiamo diventando insegnanti consapevoli, riformulare il feedback, almeno interiormente, ricordandoci che siamo molto di più dei nostri comportamenti e risultati e che il nostro valore come persone non dipende da quello che facciamo.

4. Non fare l’indovina/o e non aspettarti che le persone ti leggano la mente

Quante volte cadiamo nella sindrome dell’indovino? Abbiamo la presunzione di sapere quello che le persone pensano, sentono o credono a proposito di qualcosa. “So che stai pensando che questa sia un’idea folle…”, come fai a dirlo? Ci basiamo sulle nostre percezioni e crediamo che siano vere ed accurate, ma sono solo delle nostre supposizioni.  Le domande da farsi sono: che prove ho su questo? Cosa mi fa pensare che…? Come faccio a essere certa/o che…? 
Allo stesso modo, non possiamo aspettarci che gli altri intuiscano come stiamo o quello che pensiamo solo guardandoci in faccia e interpretando le nostre espressioni! Se qualcosa non ci sta bene, diciamolo, con gentilezza, ma facciamolo presente.

5. Sviluppa l’empatia

Tutti questi suggerimenti sono validi, ma rimangono un po’ sterili se manca l’empatia, l’elemento fondamentale della comunicazione. L’empatia è la capacità di mettersi nei panni dell’altro, senza però perdere la nostra identità. Significa sforzarsi di entrare nel mondo dell’altro, anche se non lo condividiamo totalmente. Vuol dire mettersi in ascolto dell’altra persona per identificare anche quello che non viene espressamente detto. Quante volte, però, mentre qualcuno ci sta parlando, vaghiamo con la mente e pensiamo a come rispondere o a cosa dire dopo?  L’empatia è un’abilità che si può allenare. Impariamo ad ascoltare di più!

Qual è la tua esperienza? Riesci a comunicare in modo efficace con i tuoi colleghi? Condividi la tua esperienza, lasciando un commento qui sotto!

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Mary Gioffrè
Mary Gioffrè
Ciao! Sono Mary Gioffrè, coach, insegnante di inglese e fondatrice di Insegnanti Consapevoli. La mia missione è accompagnare le insegnanti italiane in un percorso di consapevolezza per riscoprire i propri doni e talenti per insegnare e vivere meglio.

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