Buone pratiche in classe #2

Buone pratiche in classe
Buone Pratiche in classe #1
aprile 11, 2018
Lettera a genitori-insegnanti-consapevoli-roberto-lovattini
Lettera di un insegnante ai genitori
giugno 12, 2018
Show all
Buone pratiche #2-insegnanti-consapevoli

Continuiamo con la nostra rubrica Buone Pratiche in Classe! Dopo il post del Prof. Andrea Martelli, in questo articolo alcuni consigli di Natalia Troiani, insegnante di matematica e scienze nella scuola di secondo grado e Teacher di yoga della risata. La trovate su Facebook come La Prof che Ride

Buona lettura!

Insegno da 3 anni alle scuole serali e i miei apprendenti vanno dai 16 fino ai 60 anni.

Le classi dove di solito insegno hanno la massima eterogeneità, ci sono persone che non sono mai state a scuola, persone con competenze di base buone e persone con percorsi di studio alle spalle già di spessore e che per legge devo prendere comunque il titolo di licenza media.

Molti apprendenti infatti sono stranieri e provengono da diverse nazioni.

Classi eterogenee: come relazionarsi?

Le buone pratiche che ho inserito in questi anni sono diverse e molte attingono dalle sessioni di yoga della risata.

  • PRESENTAZIONI:

Mi presento sempre con un sorriso gigante e parlo un po’ di me dicendo che amo il mio lavoro, anche se complesso, e che ho piacere di passare del tempo con loro e poi faccio un giro di presentazioni in cui gli studenti dicono il loro nome e cognome, da dove vengono, quanti anni hanno e da quanto sono in Italia.( Si possono fare anche altre domande)

Un volta concluse le presentazioni, a fine lezione, faccio un gioco sui nomi per fare in modo che tutti sappiano il nome di tutti, compresa me.

Il gioco dei nomi che propongo di solito si chiama  Drin, Pronto, Chi è?
Prima di giocare si fa un giro di nomi. A turno i ragazzi seduti in fila dicono “Drin, Pronto, Chi é?”, la quarta persona dice il nome di un compagno con cui si scambia di posto  e così andando avanti.
E’ divertente perché è un rompighiaccio e si ride perché si sbaglia spesso in quanto i ragazzi cambiano posto e quindi anche l’ordine cambia.
Anche l’insegnante può sedersi tra i banchi e giocare, anzi sarebbe l’ideale perchè anche lei deve impararli! In questo modo, si rompe lo schema frontale cattedra-banchi. L’ideale sarebbe farlo in piedi e in cerchio, ma non sempre c’è spazio. E’ un gioco facilmente adattabile.
  • RELAZIONE:

*nome e cognome: chiamo i miei apprendenti per nome e non per cognome perché dà loro importanza e identità e possono vedermi come la loro insegnante che li considera anche come persone. Usare il cognome  mette troppa distanza e soprattutto credo che sia meglio essere ricordati per nome e non per cognome.

*celebrazioni:

Battere le mani per celebrare gli errori e i successi!

-clapping: alla fine di ogni parte del programma, dopo le verifiche o i test, celebro sia i successi che gli insuccessi (voti belli e voti brutti) con il Clapping. Per i voti non positivi, battiamo le mani incoraggiando il miglioramento; per quelli positivi invece serve per complimentarsi.

 

Il barattolo della gratitudine in classe. I ragazzi possono scrivere 3 cose di cui sono grati in forma anonima e, prima degli esami finali,apriamo il barattolo e leggiamo tutti i ringraziamenti.

DIDATTICA:

Di solito, chi è più veloce nella comprensione diventa tutor degli altri: al tutor si possono fare domande per capire meglio. Questo serve a far sì che gli studenti più “bravi”non si annoino e gli altri progrediscano e permette anche una pausa all’insegnante per ricaricarsi un attimo.

Generalmente, correggo gli esercizi oralmente con tutta la classe, nei momenti di stanchezza o di bassa energia, oppure a turno per iscritto  alla lavagna.

Le matrioske per spiegare matematica!

Attingo dalla vita quotidiana esempi per spiegare matematica e faccio spesso similitudini andando a spiegare quale abilità mentale acquisiamo di fronte ad un esercizio. Per esempio, ho utilizzato l’immagine di una matrioska russa, le famose bamboline, paragonandola ad un’espressione matematica per trasmettere quello che accade durante la sua risoluzione, cioè il passaggio da una serie complessa di numeri e operazioni fino al risultato finale, quindi il passaggio dalla matrioska più grande a quella più piccola.

Prima ancora di spiegare cerco di stimolare la curiosità e l’intuito con delle domande.

A fine lezione, chiedo sempre a qualcuno di fare la sintesi delle cose affrontante e risolte durante la lezione.

All’inizio di ogni lezione, dopo i saluti e l’accoglienza, faccio una tabella di marcia delle cose che faremo.

Quando rientriamo, dopo le vacanze durante l’anno scolastico, non spiego mai cose nuove ma faccio sempre il ripasso per riprendere un po’ il filo conduttore del programma.

Ogni lezione viene aperta con un riscaldamento sulle cose fatte la volta precedente e talvolta il riscaldamento è un gioco matematico. Es. il memory con  le potenze.

Ho visto che queste pratiche sono utili per la motivazione nel percorso e  per preparare il terreno a quella che sarà la relazione continua apprendenti insegnanti.

 

Se vuoi contribuire anche tu a questa rubrica, contattami!

 

Mary Gioffrè
Mary Gioffrè
Ciao! Sono Mary Gioffrè, coach, insegnante di inglese e fondatrice di Insegnanti Consapevoli. La mia missione è accompagnare le insegnanti italiane in un percorso di consapevolezza per riscoprire i propri doni e talenti per insegnare e vivere meglio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

[mc4wp_form id="10215"]