Basso livello di intelligenza emotiva? Cinque segnali per scoprirlo

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5 segnali di bassa intelligenza emotiva-insegnanti-consapevoli

L’intelligenza emotiva fa riferimento alla capacità di integrare ciò che pensiamo con le emozioni, considerando i messaggi che queste ci portano.
Gli studi di Six Seconds, il network di intelligenza emotiva, hanno evidenziato come questa sia in grado di predire il 55% dei nostri risultati e abbia un impatto sulla nostra capacità di prendere decisioni, stabilire relazioni sane, stare bene e sentirci soddisfatti.

Sarebbe bene allenare l’intelligenza emotiva per tutti noi. Per chi lavora in campo educativo ancora di più. In una professione  in cui si ha a che fare con studenti, colleghi e genitori, gruppi di persone dai bisogni diversi, sviluppare le proprie competenze emozionali diventa fondamentale per relazionarci meglio con gli altri e salvaguardare anche il nostro benessere  ed equilibrio. Come dico sempre, insegniamo prima di tutto con l’esempio. Come possiamo pretendere che gli studenti, ad esempio, siano in grado di gestire le loro emozioni se noi insegnanti non siamo in grado di gestire le nostre?

Cosa succede quando abbiamo un basso livello di intelligenza emotiva e come facciamo a rendercene conto? Vediamo 5 segnali che ci aiutano a capire se abbiamo bisogno di allenare le nostre competenze emozionali.

1.Non riusciamo a dare un nome alle emozioni

Saper identificare le emozioni è il pilastro su cui si basa l’intelligenza emotiva.
Se tendiamo a basarci solo su dati razionali e logici e pensiamo che le emozioni siano inaffidabili, stiamo commettendo un errore perché ci perdiamo delle informazioni importanti. Alla domanda “come ti senti?” non riusciamo ad esprimere quello che proviamo. Questo ci impedisce di assumere padronanza della situazione. Essere in grado di  riconoscere e dare un nome alle emozioni, quindi avere un vocabolario emotivo esteso, è importante per noi stessi e anche per entrare in connessione con gli altri. La consapevolezza è sempre il primo passo.

 

2.Non ci diamo il permesso di esprimere le emozioni

 Magari proviamo emozioni spiacevoli, come la rabbia o la tristezza, ma facciamo di tutto per farle passare in fretta o per controllarle.
Le emozioni sono per loro definizione passeggere, ma se ne andranno solo se accolte e ascoltate. Se ignorate o soffocate, ritorneranno con ancora più intensità o si manifesteranno anche con disturbi fisici. Un messaggio non ascoltato, urlerà ancora più forte.
Non si tratta di controllare le emozioni, ma imparare a navigarle, trasformare lla loro energia (le emozioni non sono altro che energia in movimento) per essere padroni di sé.

3.Lasciamo che le emozioni prendano il sopravvento

A volte, invece, siamo totalmente in balia delle emozioni e finiamo per perdere consapevolezza delle nostre azioni. Reagiamo con il pilota automatico,anziché agire con intenzionalità e questo può avere delle conseguenze importanti
Magari stai facendo lezione in una classe rumorosa e la situazione diventa sempre più caotica.Ti senti frustrata da questo e sbotti, urlando a tua volta per sovrastare il rumore. Sai che non si fa, che non è efficace, ma è più forte di te. Questo è un esempio di situazione in cui le emozioni hanno preso il sopravvento e ti hanno spinto a reagire in quel modo.

E’ sempre facile essere consapevoli dei propri schemi di pensiero, emozione e azione? Certo che no. Ma è solo allenandoci che diventiamo sempre più bravi.

4.Assumiamo un atteggiamento pessimista

Ci affidano un compito difficile oppure ci capita una classe sfidante.Pensiamo che le cose siano destinate ad essere così per sempre e che il mondo ce l’abbia con noi o che sia colpa della sfortuna. Vediamo dei colleghi che bisbigliano e pensiamo che sicuramente stiano parlando male di noi.
Va male una cosa al lavoro e diciamo che “tutta la nostra vita va male”.
Questi sono classici atteggiamenti da pessimista, una persona che vede sempre il marcio e ha un atteggiamento da vittima. L’opposto è l’ottimismo, che non significa avere la sindrome da Pollyanna e pensare semplicemente positivo, ma riuscire a vedere le alternative, l’opportunità per noi in una situazione sfidante. Vuol dire prendersi la respons-abilità delle proprie azioni, imparare dagli errori e trovare delle soluzioni.

5.Esprimiamo giudizi anche aspri

I giudizi sono ciò che blocca l’empatia e alzano un muro tra noi e le altre persone.
Molto spesso chi tende a puntare il dito e a giudicare gli altri, ha lo stesso atteggiamento verso se stesso. Ma in che modo questo comportamento ci consente di stabilire delle relazioni sane? Mostrare empatia non significa giustificare quello che fanno gli altri, ma riuscire a vedere il mondo dal loro punto di vista,anche se non lo condividiamo. E’ questo ciò che ci avvicina alle persone.

Emotivamente intelligenti non si nasce, si diventa. Come? Allenandosi!

Emotivamente Intelligente è una sessione intensiva di un’ora, preceduta dal questionario di autovalutazione  SEI scientificamente validato, in cui vediamo quali competenze emotive sono già un tuo punto di forza e quali invece possono essere sviluppate per prendere decisioni migliori, creare relazioni sane, stare bene e sentirsi soddisfatti. Un clima positivo in classe è influenzato anche dal saper gestire le proprie emozioni come insegnante! Inizia subito ad allenare la tua intelligenza emotiva!

Mary Gioffrè
Mary Gioffrè
Ciao! Sono Mary Gioffrè, coach, insegnante di inglese e fondatrice di Insegnanti Consapevoli. La mia missione è accompagnare le insegnanti italiane in un percorso di consapevolezza per riscoprire i propri doni e talenti per insegnare e vivere meglio.

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