Autostima… questa sconosciuta

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Sul concetto di autostima, c’è ancora tanta confusione.

Quante volte facciamo dipendere il nostro valore da quello che otteniamo o da quello che possediamo?

Otteniamo una promozione, o un bel voto a scuola (nel caso degli studenti) ed ecco che ci sentiamo bene, siamo felici, e l’asticella del nostro valore personale sale. Ci sentiamo meritevoli di amore e di attenzione.

Facciamo un errore, veniamo ripresi o si prende un brutto voto a scuola? Ecco che ci sentiamo tristi, sfiduciati e l’asticella del nostro valore personale scende. Sentiamo di “non essere abbastanza”, “di non valere niente”.

Autostima è, come dice la parola stessa, la stima che proviene da noi stessi e non da altri. E’ il valore che diamo a noi stessi e non dipende dai risultati che otteniamo, né dagli oggetti che possediamo.
E’ il valore incondizionato di noi stessi per il semplice fatto che siamo esseri umani e facciamo esperienza del mondo giorno dopo giorno, facendo errori. L’autostima è relativa alla sfera dell’essere e non dipende da condizioni esterne.

Diverso è il concetto di autoefficacia che è invece è relativa a quello che facciamo e ci dice esattamente quanto siamo efficaci nelle diverse attività. Più ci esercitiamo in qualcosa, più la nostra autoefficacia in quel campo salirà. Possiamo avere una grande autoefficacia nel dare istruzioni ai nostri studenti, per esempio, e una bassa autoefficacia nel preparare dei piani lezioni dettagliati. Vuol dire forse che non valiamo niente come insegnanti o che sarebbe bene cambiare mestiere? Certo che no. Significa che su determinate cose, abbiamo un ampio margine di miglioramento e più ci eserciteremo, più il nostro rendimento sarà migliore.

Essere in grado di ricevere feedback e integrarlo è una grande capacità che aumenta la nostra autoefficacia e ci porta all’eccellenza (qui la prima e la seconda parte su come dare feedback).

Spesso autostima e autoefficacia vengono confuse. Molte persone si identificano nel ruolo che occupano ed ecco che poi vanno in crisi al primo errore o quando quel ruolo viene meno (è il caso di molte persone che vanno in pensione ad esempio). La confusione di questi due concetti ha degli effetti anche molto seri su noi stessi e sugli altri: aggressività, arroganza, bullismo sono solo alcuni esempi delle conseguenze della mancanza di autostima.

Come fare allora per sviluppare l’autostima? Occorre innanzitutto distinguere tra persona e comportamento. Possiamo fare degli errori o comportarci in modo egoista, ma non per questo siamo sbagliati o siamo egoisti. E lo stesso vale per gli altri. Quando qualcuno ci ferisce, disprezziamo il suo comportamento, non tutta la persona.

Fare attenzione al proprio dialogo interiore è un altro aspetto molto importante per sviluppare una salda autostima. Quali parole ti dici quando commetti un errore o fai una figuraccia? Sono parole di comprensione o sono parole dure? Ti aiutano a fare meglio?

Pensate a come cambierebbero le cose se tenessimo sempre a mente la distinzione tra questi due concetti nella nostra vita personale e lavorativa e se insegnassimo questi concetti anche ai nostri studenti!

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Mary Gioffrè
Mary Gioffrè
Ciao! Sono Mary Gioffrè, coach, insegnante di inglese e fondatrice di Insegnanti Consapevoli. La mia missione è accompagnare le insegnanti italiane in un percorso di consapevolezza per riscoprire i propri doni e talenti per insegnare e vivere meglio.

3 Comments

  1. […] una grande autoefficacia. Lavorare con i bambini mi ha aiutata, anzi obbligata, a sviluppare la mia autostima e a prendere le cose con un po’ più di leggerezza (che non vuol dire superficialità). I bambini […]

  2. […] adolescenti (e bambini) sono insicuri. Confondono i concetti di autostima e autoefficacia, fanno dipendere il loro valore come persone dai risultati che ottengono: i voti, il numero di […]

  3. […] Quando poi sono partita per la Cambogia per propormi come docente di inglese come seconda lingua straniera (ESL – English as a Second Language) non madrelingua, mi sono dovuta arrendere all’evidenza Se volevo vivere in quel paese e quel continente, avrei dovuto accettare il fatto di insegnare ai bambini…e così è successo. L’inizio non è stato dei più rosei. Insegnavo in una quarta elementare e una bambina, pochi giorni dopo l’inizio delle lezioni mi disse: “Maestra, ma tu sei italiana?” “Sì” risposi io con una punta di orgoglio. “Ah ecco perché non parli bene inglese!”. Una bella stangata per quella che credevo fosse la mia autostima. Ho avuto l’opportunità di insegnare a diverse fasce di età, dalla seconda elementare alla prima media. I bambini sono state le persone più esigenti con cui abbia mai lavorato e i miei più grandi maestri. Non hanno filtri, dicono quello che pensano e, a volte, non si rendono conto delle conseguenze delle loro parole. L’incontro con i bambini è stato provvidenziale. Mi hanno obbligata a guardarmi dentro e lavorare su me stessa e mi hanno aiutato a capire la differenza tra autostima e autoefficacia.   […]

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