5 modi per entrare in relazione con gli studenti

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Il primo giorno di scuola è sempre emozionante: molte esperienze da raccontare, vecchi compagni da riabbracciare, altri da conoscere; nuovi insegnanti con cui relazionarsi e tante cose da scoprire insieme. C’è una bellissima parola che si usa molto spesso per descrivere le attività dei primi giorni di scuola: accoglienza, raccogliere vicino a sé, ricevere una persona. Come fare allora per accogliere gli studenti i primi giorni di scuola? Vediamo 5 modi per entrare in relazione con gli studenti in modo efficace.

1. Ascoltare attivamente
Ascoltare attivamente fa sentire l’altro accolto e valorizzato ed è il primissimo passo per accogliere una persona ed entrare in relazione con lei. Vuol dire stare nel momento presente, il qui ed ora, e dare tutta la nostra attenzione a chi ci sta parlando in quel momento senza preoccuparci di quello che vogliamo dire o fare dopo e mettendo da parte i giudizi che automaticamente formuliamo nella nostra mente. Esserci per l’altro, in quel momento, e basta.

2. Mostrare un atteggiamento di curiosità
Gli studenti più estroversi magari vorranno raccontare spontaneamente quello che hanno fatto durante le vacanze, i più timidi preferiranno un dialogo uno a uno rispetto alla condivisione in pubblico. Mostrare un atteggiamento di (genuina) curiosità nei confronti degli studenti li fa sentire presi in considerazione ed è anche un modo per gli insegnanti per conoscerli meglio! Quali attività e giochi puoi fare per saperne di più sui tuoi studenti?

3. Sposta il tuo focus su chi sta in disparte
Quando in una classe ci sono persone estroverse ed esuberanti, è facile dare loro la nostra attenzione e lasciare che prendano la maggior parte dello “spazio” fisico e verbale in classe. I timidi e gli introversi si rilassano e si sentono al sicuro perché non hanno l’attenzione su di sé, ma allo stesso tempo risentono di queste dinamiche. Da ex studentessa super timida e introversa, mi ricordo ancora la spiacevole sensazione di sentirmi invisibile agli occhi degli altri, soprattutto alcuni insegnanti che non mi consideravano proprio nel loro campo visivo. Questo è un errore che purtroppo ho commesso anch’io in passato come insegnante. Mi rendo conto che con 25 studenti in classe, se non di più, è difficile considerare tutti, ma sposta il tuo focus su chi sembra voglia stare in disparte e sembra più chiuso. Non è necessario instaurare un dialogo o fare domande se dall’altra parte percepisci un muro, potrebbe essere controproducente. Bastano un sorriso, uno sguardo o una parola, anche all’intervallo, per comunicare la nostra presenza e stabilire un contatto con quegli studenti.

Gli studenti timidi e introversi non emergono in classe, soprattutto in presenza di studenti più estroversi ed esuberanti.

4. Separare la persona dal comportamento
Entrando in classe, notiamo subito le dinamiche di gruppo e i comportamenti degli studenti e possiamo intuire chi potrebbe trasformare le nostre lezioni in una sfida. Separa sempre la persona dal comportamento. Uno studente può avere dei comportamenti inappropriati, ma non per questo è un cattivo studente. Sembra una banalità, ma non lo è. Questa distinzione fa una grande differenza nell’autostima dei bambini e dei ragazzi.
Come dice uno dei presupposti della PNL (Programmazione Neurolinguistica), c’è sempre un’intenzione positiva dietro ogni comportamento. Le modalità possono essere sbagliate e assolutamente non giustificabili, ma l’intento è sempre positivo. Chi mette in atto dei comportamenti non accettabili molto spesso è chi sta richiedendo più amore, anche se lo fa incosapevolmente e sembra rifiutare l’amore che doniamo loro. Ci vuole tempo per costruire fiducia, ma per uno studente, sapere che un insegnante crede nella sua possibilità di cambiamento, è un grande passo in avanti e un mattoncino per la sua autostima. Il comportamento si può modificare, una persona no.

5. Mettere da parte le generalizzazioni
Una delle trappole in cui si cade più spesso, soprattutto con studenti che conosciamo già, è quella delle generalizzazioni: “Non cambi mai!”, “Sei sempre la solita!”. Queste sono parole limitanti perché le persone non fanno o dicono qualcosa “sempre” o “mai” e sentirsele dire innesca dei pensieri disfunzionali e rende difficili le relazioni. Uno studente che ascolta quelle parole su di sé può pensare: “Tanto non posso cambiare”. Questo non fa che danneggiare la relazione e innescare dei conflitti. Evitiamo il più possibile le parole assolute come mai e sempre.

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Mary Gioffrè
Mary Gioffrè
Ciao! Sono Mary Gioffrè, coach, insegnante di inglese e fondatrice di Insegnanti Consapevoli. La mia missione è accompagnare le insegnanti italiane in un percorso di consapevolezza per riscoprire i propri doni e talenti per insegnare e vivere meglio.

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